Una brezza tra i capelli….

 

Serata estiva, ma non troppo, buona compagnia ma non troppo. Porto di Genova , ma non solo. Era una di quelle sere estive in cui si resta in città per godersi la sua tranquilla ma frizzante atmosfera ludica. Si poteva emigrare in altri lidi, in altre riviere, ma decidemmo di rimanere li, nel centro della città storica : al porto antico. Oltrepassati quei cancelli maledetti, quella staccionata che fa da filtro tra  il centro storico e il porto, dopo essersi infilati sotto un manufatto, famoso quanto osannato…ENTRAMMO. Eravamo al porto antico, una brezza, leggera, calda e  rinfrescante nello stesso tempo, ci sfiorava i capelli; eravamo immersi in un’atmosfera di festa…la grande festa del porto antico. Camminavamo tra i moli antichi, circondati da bambini chiassosi, tra rumori inconsueti di un concerto, tra saltimbanchi e mangiafuoco, tra vasche di un acquario scontato ma protagonista, tra pinguini antartici (li sopra al Millo stavano smontando quei “simpatici ragazzotti” amici dell’MNA) e musiche lontane… La colonna sonora non era una musica, ma quell’atmosfera di frescura estiva che invadeva il porto antico. Era una brezza della natura ma anche e soprattutto una ventata di nuove idee che rendevano magica questa zona. Una sensazione in bilico tra il reale e l’immaginario. Festival delle arti, città dei bambini, ma anche semplici gruppi di persone appartenenti a etnie diverse che chiacchieravano, che assaporavano la brezza del vento e la brezza di rinnovata freschezza mentale. Ci ritornò in mente un progetto di qualche anno prima, un concorso di idee a cui avevamo partecipato. La Nostra idea era proprio quella: una ventata di aria nuova nel porto…nella città. Un luogo ai margini, un luogo filtro tra città e infinito del mare, un caleidoscopio di luci, colori e rumori proprio sul margine di questa città da sempre organizzata intorno al suo bacino portuale. Un semplice segnale..poteva essere anche solo un filo di luci. Ma noi estendemmo questo concetto dal porto, al margine estremo della città, la diga foranea, ultima quinta, ultimo filtro tra Genova e il mare, tra il “materiale” “palpabile” della città e “l’immateriale impalpabile” della luce, del mare e del vento. Non facemmo scalpore con la nostra idea ma fummo osservati, fummo premiati, fummo ascoltati… Oggi o meglio dall’anno scorso, questa atmosfera ludica sulla diga si concretizza, con gli spettacoli del Teatro della Tosse, prima con un Ulisse misterioso oggi con Gli uccelli di Aristofane  e altre utopie. I sogni diventano anche realtà, bravi a tutti quelli che li concretizzano. Noi ne eravamo certi, quel porto quella diga, nascondeva potenzialità innate…ci portava lontano. Continuammo il nostro giro di perlustrazione nel porto, io chiusi gli occhi, li riaprii violentemente per capire se era sogno o realtà…. Capimmo che quell’aria fresca non era solo una brezza che veniva dal mare, ma qualcosa di diverso, di più profondo, nascosto nella mente. Eravamo felici, quell’atmosfera ci rendeva felici e appagati…eravamo al centro di una città in una notte d’estate, la luna, le stelle, gli odori e i suoni ci riempivano i polmoni e i pensieri; erano la “quinta” di questa nostra serata, eravamo a Genova ma potevamo essere altrove…quel porto antico ci faceva viaggiare, viaggiare con le idee, con i progetti. Immaginammo di essere un gabbiano che guardasse tutto dall’alto, la sua sensazione di sicuro era quella di vedere qualcosa di nuovo, qualcosa di unico…una luce accecante che gli faceva capire che li vi era qualcosa, una sensazione strana. Come quella brezza che accarezzava i nostri capelli e i nostri pensieri…

Tre di quei tanti

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