L'architettura dell'intelligenza

    scrivi all'autore

presentazione del testo di a.casillo

L’informatica intesa come tecnologia ha cambiato, per alcuni, il modo di concepire l’architettura, per altri il modo di costruirla, per altri ancora il modo di viverla.

Fermo restando la veridicità parziale di queste affermazioni, possiamo dire, senza il timore di essere smentiti, che questa tecnologia ha comportato quantomeno una rivisitazione della metodologia del progettare e gestire la realtà e quindi l’architettura.

Cosa ben più interessante da considerare però, è che la Rivoluzione Informatica (tecnologie, metodologie, obiettivi) ha invece influito sui termini fondamentali per l’interpretazione dello spazio, materializzando percettivamente un mondo virtuale: il ciberspazio, ormai riconosciuto come spazio antropico, cioè un ambiente in cui gli uomini svolgono delle azioni collettive, condividono esperienze e sperimentano nuove modalità di relazione e contatto.

In sostanza da un punto di vista disciplinare non si tratta più di ragionare esclusivamente in termini di impatto sul processo culturale che è alla base del fare architettonico, quanto di fare una riflessione in termini di sviluppo fisico e tecnologico delle reti digitali, di come si configurano gli spazi che si vanno delineando dentro e fuori di esse, e soprattutto di come si progetta questo dentro, e il fuori e le loro interfacce.

Questo significa che l’architetto (ancora una volta) è sollecitato ad allargare i confini dei propri interessi culturali e delle proprie conoscenze e competenze, servendosi delle nuove tecnologie strumentali, materiali, intellettuali, per farle proprie.

In qualche modo la sezione dedicata a La Rivoluzione Informatica della collana Universale di Architettura (che fu di Zevi), ci invita a riflettere su ciò che è accaduto, accade e sta accadendo, all’architettura nell’era della post-informazione.

Questo libro è il primo di un non architetto pubblicato in questa sezione. E ovviamente non è un caso che questi sia Derrick de Kechkove, già assistente di Marshall McLuhan, nonché direttore del McLuhan Program in Culture and Technology all’Università di Toronto: uno dei più importanti esperti internazionali di media e comunicazioni.

Quando Antonino Saggio mi ha chiesto un contributo (…), la proposta mi ha affascinato perché questa connessione è chiaramente uno dei ponti fra reale e virtuale più interessanti da tracciare. Comunque, non avendo competenza specifica né in architettura né in web design, ho deciso di sviluppare il progetto come un esperimento di «intelligenza connettiva», scrive De Kechkove nell’introdurre il testo.

Il risultato è un tesoro. Di intuizioni, di link, di percorsi, afferma Antonino Saggio nella prefazione, sostenendo che ciò ne costituisce solo un aspetto, e neanche il più importante. Quello che è decisivo è che questo libro ci pone profondamente in crisi. Si tratta, di volta in volta, di misurare il proprio know how tecnologico e anche sociologico o filosofico con quello che Derrick qui propone.

In realtà, per chi si occupa da tempo di intrecci e connessioni tra architettura e informatica, un senso di crisi, o almeno di sgomento, nasce con la consapevolezza che, sebbene da sempre uomini di pensiero di vario tipo e provenienza culturale, con proposte avveniristiche a volte ardite a volte eccentriche, hanno fatto immaginare altri mondi urbani forse possibili, nel ciberspazio i progetti e le idee si richiamano a tecnologie non più immaginifiche ma reali e sempre più a portata di mano, come ha notato anche Tomas Maldonado in Critica alla ragione informatica [Feltrinelli, Milano 1997], rendendo probabili altri mondi urbani, e introducendo nuove regole e nuovi valori da attribuire ai termini delle questioni (tempo, direzioni, presenza, etc.).

Si può pensare che da un punto di vista architettonico, gli ambienti sintetici digitali sono tanto più interessanti, sotto un profilo sia tecnologico sia comunicativo, quanto più sono virtualmente reali, nel senso di costruiti, visitabili, e abitati come delle vere e proprie polis (utopiche e non). Ma cos’è l’architettura dell’intelligenza?

L’architettura dell’intelligenza è l’architettura della connettività. È l’architettura che mette insieme i tre principali ambienti spaziali in cui oggi viviamo: mente, mondo e network.

Lo spazio architettonico è percepito attraverso la visione dell’insieme strutturato degli oggetti che lo delimitano, che possono variare dalla materialità di un elemento fisico all’immaterialità di uno scorcio panoramico, e che possono suggerire le più svariate associazioni a fatti o eventi dello spazio mentale. Lo spazio architettonico, fatto di contenente e contenuto, significato e significante, attraverso la sua fisicità e i relativi rimandi ad aspetti cognitivi estende la nostra dimensione al di fuori di noi stessi e verso gli altri, perché è nel «reale», quindi in un ambiente di per sé potenziato (mondo e mente) in cui accadono diverse cose che appartengono all’ambiente fisico e a quello virtuale. In sostanza è sempre stato uno spazio multimediale e multimediato.

Ma la comparsa del cyberspazio sostenuto da Internet e dal World Wide Web ci invita a riconsiderare i precedenti due tipi di spazio cui eravamo abituati.

Il desiderio di costruire città digitali può spiegare almeno in parte il successo di giochi per computer in cui si agisce nelle tre dimensioni per edificare e governare una moderna metropoli, e a sua volta esso stesso può essere ricondotto alla voglia di cercare altri mondi possibili.

Accanto a città che duplicano ed estendono città reali come Digital Toronto, Digitale Stad e Cyber Berlin, ci sono svariate categorie fra cui quella che potrebbe chiamarsi «pura» architettura cyberurbana, costituita cioè da edifici e città inventati e interamente contenuti nel cyberspazio: game-city come Simcity costruite da un singolo utente, per puro divertimento, o come strumento di studio per la pianificazione urbana; cybercittà come Alphaworld, cui contribuiscono molte persone e che sostengono comunità con differenti livelli di partecipazione.

Nel 1995 è nata Sherwood City, primo progetto di città virtuale, tridimensionale, visibile e interattiva in remoto. E nel 1996 TheU, università virtuale realizzata ovviamente in tre dimensioni con la tecnologia AlphaWorld, in cui si insegna a costruire nel ciberspazio.

Ad oggi gli esempi di pura architettura cyberurbana non si contano più. Ma ci sono anche esempi di sovrapposizione tra virtuale e reale, in cui la sfida è sempre quella di costruire un’idea architettonica appropriata.

Un'idea architettonica è trovare il modo di interconnettere le persone a distanza fornendo loro una piattaforma comune o una struttura dove ogni utente occupa una posizione ed esegue comandi corrispondenti a quelli occupati ed eseguiti localmente.

L’architettura, giacché spazio multimediale e multimediato, è sempre stata un’infrastruttura culturale, un dispositivo materiale di accesso all’immateriale, un punto di interconnessione per le varie specie di spazi propri dell’uomo, tra cui oggi annoveriamo il ciberspazio che ci fa parlare di architettura connettiva.

Le parole «architettura connettiva» per me sono convincenti perché mettono insieme i due regni e definiscono l’area di specializzazione che è richiesta per occuparsi formalmente delle due cose insieme.

La comparsa del ciberspazio, quindi, non solo ci porta a riconsiderare l’idea che avevamo di spazio, ma, conseguentemente, ci stimola a rinnovare in concreto idee architettoniche, progetto, strumenti e mezzi.

Con le sue riflessioni, tra definizioni e deduzioni, De Kechkove crea un percorso, indica una strada, lascia delle tracce che invitano a seguirle, costruisce un filo logico tra varie connessioni, che diventano occasioni senz’altro utili, per non dire fondamentali, per incominciare a darsi delle risposte e, ancor di più, a porsi le domande giuste, poiché soltanto la consapevolezza dei problemi ci mette in condizione di trasformare le competenze in progettualità. 

arcangelo casillo [a.casillo@awn.it]

 

L'architettura dell'intelligenza
autore Derrick de Kerckhove
pag.: 94, ill. col. e b/n
prezzo: Eu. 12.39
collana: la rivoluzione informatica
editrice: Testo & Immagine
 

Arcangelo Casillo, architetto libero professionista e dottore di ricerca in Tecnologia dell’architettura, si occupa dal 1993 delle commistioni tra architettura, informatica, e cultura digitale, a cui si è avvicinato con una tesi di laurea sperimentale in progettazione architettonica e tecnologica assistita, e che ha successivamente approfondito con la tesi di dottorato (Spazio e ciberspazio: dall’ambiente reale all’ambiente digitale. Nuovi ambiti per il lavoro dell’architetto), con la collaborazione alle attività di ricerca e didattica del Dipartimento di Progettazione Urbana dell’Università Federico II di Napoli, e con docenze in vari progetti di formazione.Ha svolto attività di consulenza presso il “Servizio Infrastrutture: studi e progettazione” del Comune di Napoli nell’ambito del “Piano delle 100 stazioni”.

Pubblicazioni recenti:
•recensione a: Vittorio Gregotti, Architettura, tecnica, finalità, Editori Laterza, Bari, 2002, in arch'it (www.architettura.it) ottobre 2002.
•Fruizione reale / fruizione virtuale in Francesca Bruni e Arcangelo Casillo, Il Progetto di Valorizzazione del Bene Culturale. Catalogare e “descrivere” attraverso l’utilizzo di tecniche multimediali in atti del convegno “CONTESTI VIRTUALI e FRUIZIONE DEI BENI CULTURALI”, Napoli, Certosa e Museo di San Martino, 22-23 maggio 2003

Acquista il Testo ONLINE su

 

 

 

 
 

La redazione di Archandweb pubblica questo materiale senza scopi di lucro

Ne gli autori, ne terzi possono rivendicare diritti su tale pubblicazione
"ARCH& WEB" - (c) 2000 - 2004